Domenica 19 ottobre

L’ora viene. Da qualche tempo ne ho il presentimento. Più ancora che la stanchezza fisica, pronta a cedere ad ogni momento, il dramma delle mie responsabilità sembra suggerire come soluzione provvidenziale il mio esodo da questo mondo, affinché la Provvidenza possa manifestarsi e trarre la Chiesa a migliori fortune.
Quanto a me vorrei avere finalmente una mozione riassuntiva e sapiente sul mondo e sulla vita. Penso che tale mozione dovrebbe esprimersi in riconoscenza: tutto era dono, tutto era grazia; e com’era bello il panorama attraverso il quale si è passati; troppo bello, tanto che ci si è lasciati attrarre ed incantare, mentre doveva apparire segno e invito. Ma, in ogni modo, sembra che il congedo debba esprimersi in un grande e semplice atto di riconoscenza, anzi di gratitudine: questa vita mortale è, nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, la sua sofferenza, la sua fatale caducità, un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente, un avvenimento degno di essere cantato in gaudio ed in gloria: la vita, la vita dell’uomo. Né meno degno di esaltazione e di felice stupore è il quadro che circonda la vita dell’uomo: questo mondo immenso, misterioso e magnifico, questo universo dalle mille forze, dalle mille leggi, dalle mille bellezze, dalle mille profondità. E’ un panorama incantevole. La scena del mondo è un disegno, oggi tuttora incomprensibile, per la sua maggior parte, di un Dio creatore, che si chiama il Padre nostro che sta nei cieli!
Grazie, o Dio, grazie e gloria a Te, o Padre!

(dal “Pensiero alla morte” del Beato Paolo VI)