Domenica 16 febbraio

Se la legge antica ha cessato di salvare gli uomini, non è perché essa sia stata malvagia, ma perché è venuto il tempo in cui i precetti debbono essere più elevati. Se l’antica è meno perfetta della nuova, ciò non significa che essa sia malvagia: se così fosse, nella sua condanna ricadrebbe ugualmente anche la seconda.
E infatti se si paragona la conoscenza che noi abbiamo della Legge nuova con la conoscenza che possederemo nella vita futura, quella attuale risulta parziale ed imperfetta, certamente scomparirà quando sopravviverà quella del cielo. “Quando sarà venuto ciò che è perfetto“, dice S. Paolo, “sarà abolito ciò che è imperfetto” (1Cor, 13,10): questo accadde nella Legge antica, quando giunse la nuova. Per lo stesso motivo, non dovremo disprezzare la Legge nuova, per il fatto, cioè, che essa dovrà cessare quando saremo nel cielo e “ciò che è imperfetto sarà abolito“.
Noi diciamo che essa è grande e sublime; infatti le ricompense promesse da questa Legge son ben più grandi di quelle promesse dall’antica, ed in esse la grazia dello Spirito Santo è ben più abbondante. Dio perciò giustamente esige da noi frutti e doni maggiori. Egli ora non ci promette più una terra in cui scorre latte e miele, né una lunga vecchiaia, o un gran numero di figli o l’abbondanza del pane e del vino, ma ci promette il cielo stesso ed i beni celesti, la dignità di essere figli adottivi del Padre, fratelli del Figlio unigenito, suoi eredi, partecipi della sua gloria e del suo Regno.

(S.Giovanni Crisostomo)